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Un Fiore D’Ombra di Debora De Lorenzi

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QUARTA DI COPERTINA

Tredici vite. Tredici possibilità per sfuggire al destino di distruzione che è toccato in sorte alla bellissima e misteriosa Amina: ripudiare il male, e così le sue origini arcane e sconosciute, o seguire il richiamo di un amore irraggiungibile con Azrael, che di vita in vita rincorre, ma non può vivere? Dubbi atroci e flashback improvvisi scuotono il presente: tra apparizioni divine e diaboliche, scontri sanguinari e morti violente, Amina va scoprendo se stessa e i suoi tanti passati. Solo così potrà scegliere il suo destino. Con “Un fiore d’ombra”, Debora De Lorenzi ripropone l’atavica lotta tra Bene e Male, portandola ai giorni nostri, nelle strade di una Parigi fascinosa e indecifrabile, spostando via via l’azione tra i più originali anfratti dell’occulto.

Recensione ” Un Fiore D’Ombra “

Il romanzo, dominato da due narratori d’eccezione, si apre con un prologo incisivo che rende subito chiaro al lettore il soggetto dell’intera storia: l’atavica lotta tra Bene e Male. Definizione che, tutto sommato, risulta miseramente riduttiva per inquadrare questo magnifico romanzo curato con occhio critico e attento alle più piccole sfumature.

‘C’erano due fazioni, questo avevo capito, e io ero l’oggetto della contesa. Ero parte di qualcosa di importante, ma che cosa? Corvi, ombre, angeli, duelli …La soluzione dell’enigma non prometteva nulla di buono.’

Amélie, giovane e bella ragazza nel fiore degli anni, circondata dall’affetto di genitori e amici, ha tutto quello che si può desiderare dalla vita quando incontra la Creatura che muterà per sempre la sua esistenza. La seguiremo nella passione irrazionale e malsana verso il baratro celato diabolicamente sotto la maschera del lusso più sfrenato. Percorreremo con lei una Parigi inconsueta piena di anfratti bui e insidiosi, passaggi sotterranei e trappole nascoste.

L’ambientazione nella Parigi gotica dei nostri giorni è il primo aspetto che colpisce e trascina del libro. Uno scenario ideale che si confà perfettamente ai bisogni della storia e dell’autrice. Qui niente è come sembra: tuguri bui che nascondono la luce e incantevoli ville assolate che celano il Male allo stato puro. Una Parigi sanguinaia e ombrosa, una perfetta contrapposizone di luci e ombre che precipitano il lettore nella storia coadiuvata da espressioni poetiche e contrastanti.

Ed ecco la scena mutare nuovamente registro e concentrarsi sulle vicissitudini di Amina, figlia di Amélie: un passato che riaffiora, nascosto tra le pagine delle antiche Scritture. Una ragazza al centro dell’atavica contesa. Un’anima indimenticabile che nasconde un potere terribile e letale.

‘ “Fiore d’ombra” ripetei tra me. Involontariamente vi accostai il monito di Amélie: “Tuo padre è il male.” Forse era a questo che alludeva il bracciale, l’ombra è il male e io ero un fiore del male … ma pur sempre un fiore.’

La girandola di personaggi che animano la storia è un altro aspetto sorprendente. Tutti restano nella mente del lettore, anche il più marginale, tutti trascinano e incuriosiscono. Una caratterizzazione mirabile, persino il Maligno è trascinante e accattivante sotto il tocco della penna dell’autrice.

Personalmente sono rimasta affascinata e colpita da Maximilian, il suo bacio non si dimentica, letale e irresistibile. Una chiave di lettura, a mio dire, genialie. Non voglio svelare oltre di questo personaggio, dovrete leggere il libro e, vi assicuro, non ve ne pentirete!

‘Distginguere distintamente tra il bene e il male è una buona cosa, ma se pur distinguendoli ci si trovasse nell’imcapacità di scegliere uno dei due?’

E naturalmente, come in ogni romanzo epico tra Bene e Male, non può mancare un occhio di riguardo ai sentimenti. Anche qui l’amore suggella due anime agli antipodi, due figure che non possono stare insieme, impegnati in una lotta personale nella speranza di poter condividere l’amore negato. E ‘una passione travolgente quella descritta dall’autrice che coinvolge e fa tifare ora per l’uno, ora per l’altra. Un amore che si rincorre per tredici vite in attesa dell’incognita finale.

‘… avrei voluto straziare le sue carni per l’infinito dolore che mi aveva imposto nei secoli con quel suo amore impossibile, così come bramavo colmarmi dei suoi baci alstanti quangto la droga più sublime. …E’ così giusto, così perfetto, come può essere proibito?’

E proprio le vite precedenti sono l’aspetto da non tralasciare assolutamente. Tredici vite, tredici vissuti che attraversano i secoli descritti con innegabile maestria: dal 300 d.c. all’undicesimo secolo. Dal castello imperiale di Vienna nel 1743 alla inaugurazone della Torre Eiffel nel 1889 … un’ambientazione storica perfetta.

Un’avventura da leggere e sentire penetrare sotto la pelle. Personalmente, farò molta più attenzione a corvi e nebbia in futuro!

‘L’esistenza del demonio è una verità, negarlo o ignorarlo non determina alcuna salvezza. Rifiutarlo è l’unico modo per soravvivergli!’

Recensione a cura di Linda Bertasi

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