E tempo per,  E' tempo per (cinema teatro libri)

… puri e disposti a salire alle stelle!

In diretta dalla quarantena, vi saluto, cari amici lettori e spero che voi e i vostri cari stiate bene. Sono giorni duri, che ci costringono a fare i conti con una nuova quotidianità, con ritmi decisamente meno frenetici, ma così diversi da quello a cui eravamo abituati. E, diciamolo, la nostra vita di prima, che tanto criticavamo, ora fa sentire la sua mancanza. Non voglio riempirvi le orecchie della solita retorica che ormai conosciamo a memoria – usate queste tempo per scoprire voi stessi, per coltivare hobbies e per vivere più profondamente la vostra giornata- , sono convinta che tutti noi proviamo naturale insofferenza nello stare chiusi in casa a essere aggiornati dei numeri che si moltiplicano di contagi e, purtroppo, di morti, soprattutto se si riflette che, oltre a quelle cifre, ci sono genitori, amici, conoscenti di qualcuno che sta vivendo un dolore grandissimo. Vorremmo spegnere la TV per spegnere il mondo, ma purtroppo questa è una battaglia da cui non si può scappare, ma ci obbliga a tutte le scomodità di trincea. Quindi che fare? Forse servirebbe reinventarci. Creare una nostra nuova vita, mettendo in pausa quella vecchia, che sembra ora così lontana, ma che sta solo compiendo un cammino più esteso e tortuoso per tornare da noi e noi la arricchiremo con le esperienze di questi giorni. Ho pensato a lungo su quale argomento fosse più adatto per intrattenervi un po’, ma ho dovuto fare i conti con cinema, teatri e librerie chiuse. La situazione si è complicata, parecchio. Ma uno dei miei caposaldi di formazione mi ha, come al solito, aiutata: Dante. Sì, proprio Dante Alighieri, il Sommo Poeta. Il 2020 è un anno molto particolare per gli studiosi e gli ammiratori dell’autore fiorentino: cade infatti il prossimo 25 marzo il primo DANTEDI’, la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri. Questa ricorrenza è stata fortemente voluta da molti studiosi come tutti gli Accademici della Crusca, la società Dante Alighieri, gli studiosi Paolo Di Stefano e Giuseppe Antonelli (note firme del Corriere della Sera) e molti altri convinti che l’Italia tutta dovesse a Dante una giornata di celebrazione. Ecco quindi il Dantedì, assegnato al 25 marzo perché fu quel 25 marzo del 1300 il giorno in cui Dante incominciò il suo viaggio ultraterreno, perdendosi all’interno della Selva Oscura e dando il via alla narrazione più epica mai scritta. Le manifestazioni sarebbero state molte e in tutta Italia, ma purtroppo la contingenza ha fatto sì che i piani cambiassero e anche il Dantedì ha dovuto reinventarsi, assumendo quindi un aspetto social. Infatti, moltissimi saranno gli interventi che verranno trasmessi non solo su palinsesti televisivi, ma anche Facebook e Instagram, ormai canali preferenziali per la comunicazione in questi giorni (è già stato lanciato l’hashtag #dantedì). Ma perché Dante merita tutta questa attenzione? Vi dico quello che penso. Innanzitutto, Dante è il fondatore della nostra lingua: pensate che il 90% delle persone che noi oggi usiamo, sono già presenti nelle opere dell’autore fiorentino. Dante credeva nell’italiano ancor prima di credere nell’Italia. Egli guardava infatti con sofferenza e rammarico alla situazione politica italiana dei suoi tempi (pensate se fosse qui oggi…), ma confidava in una unità linguistica, base fondamentale per costruire un popolo. E quindi si adopera con tutto se stesso per questo obiettivo. Scava nei meandri della lingua, rispolvera vocaboli, ne inventa nuovi, applica un registro preciso a seconda del contesto in cui si trova: lima e modella la lingua per donarci un baglio lessicale imponente e fortemente espressivo per poter “comunicare”, nel senso più etimologico del termine, cioè “mettere in comune” le nostre emozioni, le nostre opinioni, il nostro io, per contribuire alla nascita della “comunità”. Dante è quindi il fondatore del cosiddetto “senso civico”. Inoltre, Dante è uno degli scrittori più eclettici della nostra Letteratura: egli infatti si applica indistintamente a prosa e poesia, sperimentando sottogeneri molto vari: dal trattato alla poesia lirica, fino ad arrivare all’epica con il capolavoro della Commedia. Sicuramente il nostro autore non si tirava indietro, ma rivela una serie innumerevole di conoscenze e passioni: la sola Commedia mostra contributi provenienti dal mondo arabo, dalla letteratura classica, dalla filosofia greca e dalla numerologia ebraica. In poche parole, Dante ci invita a coltivare interessi, che, partendo ancora dal significato profondo del lemma, significa “stare in mezzo” a qualcosa, esserne circondato, metterci la faccia. Sarebbe meglio non darlo per scontato. Parliamo adesso del capolavoro dantesco: la Commedia. La grandezza di quest’opera è evidente in ogni suo aspetto, a partire da quello formale, per il quale Dante si fa inventore della terzina di endecasillabi a rima incatenata – poi ribattezzata “rima dantesca” – fino alla straordinarietà della narrazione. Al di là infatti della cornice, già di per sé unica, ovvero il viaggio tra i tre mondi ultraterreni, a colpire è l’umanità che Dante sceglie di rappresentare. Attraverso infatti i molteplici incontri di cui il poeta fa esperienza, ci troviamo inevitabilmente di fronte alle personalità più diverse e complesse: veniamo a contatto con l’amore passionale e furente di Francesca, il patriottismo fervente ed orgoglioso di Farinata, il rimpianto di Pier delle Vigne, l’arrogante voglia di conoscenza di Ulisse, i rimorsi del Conte Ugolino, il senso di sconfitta di Lucifero, la rinascita di Manfredi, la compassione di Pia dei Tolomei, la risolutezza di Beatrice, la protezione paterna di Virgilio e così via. Dante dipinge a parole la Cappella Sistina dell’Umanità, facendo in modo che ciascuno di noi si ritrovi in un verso, in una terzina, in un’espressione o semplicemente in un gesto rappresentato. La magia che Dante compie è unica: unisce infatti un intero popolo nel corso dei secoli, creando reti di connessione che abbracciano i più diversi canali, soprattutto quello emotivo. Non stupisce infine che nel XXXIII canto del Paradiso, quando un Dante-personaggio, stanco del viaggio ma pieno di ardore nel raggiungere il sommo “desio”, nel contemplare la trinità afferma che uno dei cerchi di cui è composta “mi parve pinta de la nostra effige:/ per che ’l mio viso in lei tutto era messo”. Dante vede quindi il suo viso in quello di Dio. Non deve stupirci: non si tratta di un delirio di onnipotenza letteraria (per quanto ne sia -a buon diritto- meritevole), ma di un ulteriore incoraggiamento all’umanità: siamo stati creati, infatti, a immagine e somiglianza di Dio (Genesi, 1, 26), abbiamo Dio dentro di noi, dobbiamo solo “metterlo in comune” (comunicarlo) al prossimo.

Vi invito a seguire i canali ufficiali dell’Accademia della Crusca e della Società Dante Alighieri per essere informati circa gli eventi programmati per il primo Dantedì e a (ri)scoprire il Sommo Poeta attraverso la lettura o l’ascolto di qualche suo testo. Su youtube trovate le letture appassionate di Vittorio Gassman o di Roberto Benigni (o tantissimi altri illustri) e su questo sito https://divinacommedia.weebly.com/ l’intera Commedia commentata, con molte curiosità e approfondimenti.