PIERO MACCAFERRI: TRA VERITA’ E REALTA’



 

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L’universo pittorico e poetico per certi versi essenziale ed intimistico di Piero Maccaferri viene evocato in questa mostra con una selezione di opere che ci trasportano nel suo modo di esser stato pittore, nell’attaccamento a un mestiere antico, basato sul rispetto delle radici e della tradizione sulle quali si sono innestate una notevole carica innovativa di innegabile perizia tecnica e originale cifra stilistica. Un’arte che affonda le radici nelle straordinarie esperienze della pittura internazionale (Cezane, Braque, Picasso, Sonia Delaunay) e ad un’interpretazione permeata da uno struggevole senso poetico. Si, poesia, perché Maccaferri era poeta quando dipingeva, un poeta con il talento di fare partecipe lo sguardo dello spettatore ad un mondo di sensazioni, emozioni e sentimenti comuni in sintonia con i tempi e, insieme, universale. In molte sue opere si avverte il fascino composto di un artista che “parla” di sé attraverso il segno; frantuma la figurazione in un orizzonte informale, scioglie, amalgama, smaterializza, costruisce e fa respirare il continuo movimento del suo pensiero. La vita stessa, le esperienze ed i sogni diventano giostra di colore e pennellate di uomini e donne, paesaggi e cose, fra passato e presente in una continua ricerca di aspirazioni e contemplazioni dove il tratto ha subìto più volte una trasformazione così come la vita stessa che attraverso le esperienze trasforma l’indole umana.

Edoardo Maffeo

 

Piero Maccaferri (1916-1992) nasce a Cilavegna Lomellina (PV). Frequenta l’Accademia di Brera, dove ha come maestri i pittori Aldo Corpi e Achille Funi e l’incisore Benvenuto Disertori. Chiamato alle armi in Nord Africa, nel 1941 viene tenuto prigioniero dagli Inglesi ad Alessandria d’Egitto; qui realizza grandi dipinti murali, ritratti e partecipa, nel 1945, alla realizzazione di scenografie per il film “Cesare e Cleopatra” del regista Gabriel Pascal. Tornato in Italia, nel 1947 organizza la sua prima personale alla Galleria Borromini di Milano, dove espone la serie di opere da lui definite del “periodo rosso”. Questa sarà la prima di una lunga serie di prestigiose mostre a lui dedicate, organizzate in tutta Italia durante tutta la sua carriera. Nello stesso anno inizia la sua professione di insegnante di disegno. Attento alla valorizzazione della cultura artistica locale, a metà degli anni ‘60 fonda a Vigevano, con gli amici Merlo, Belmontesi, Franzoso, Zanoletti e altri, il gruppo “II Sagittario”, fucina di giovani e promettenti pittori e, a Mortara, con l’amico Giancarlo Costa, il “Circolo Culturale Lomellino”. Si spegne a Cilavegna il 29 giugno 1992.

 

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