MAURIZIO MARIOLI, scultore “vulcanico”


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(foto Graziano Perotti)

Nella natura di alcuni artisti c’è il bisogno, anzi la necessità, di intraprendere percorsi dai quali non si torna più indietro e, come accade nelle ricerche indirizzate alla conoscenza dei più profondi misteri, spesso ci si imbatte nell’inquietudine per l’impossibilità di raggiungere la verità, quella ultima, definitiva. È questa inquietudine, questa smania di conoscere, di sapere, di sondare che si legge negli archetipi delle sculture di Maurizio Marioli. Nel suo laboratorio-officina, tra le fiamme azzurre del saldatore, il rosso vivo del ferro e le scintille che cadono ovunque, Marioli sembra un Vulcano che lotta con la materia, la plasma, la modella e lentamente la assoggetta al suo volere. La scultura nasce un poco alla volta, davanti ai nostri occhi prende forma, complessità, eleganza. Non si stupisce, lui, che in quei pezzi di metallo vede quello che i nostri occhi ancora non possono scorgere: il percorso dalla materia alla scultura è ben chiaro nella sua mente e si trasmette alle mani con un itinerario preciso dal quale non si può svicolare o cercare comode scorciatoie. Ci stupiamo noi ma lui no: si accontenta di uno sguardo soddisfatto e di una quasi infantile espressione di compiacimento. Traspare la soddisfazione di chi ha fatto la cosa giusta ed è riuscito, con la fatica del lavoro, a dare forme compiute al suo sentire, alle sue idee. Il ferro è la sua seconda natura, non è quel materiale duro e freddo che tutti noi conosciamo, per lui è solo un “nobile” e docile strumento da plasmare e da asservire al suo straordinario estro inventivo e creativo. Marioli 1

E’ innegabile che la ricerca artistica di questo scultore dalla vitalità prorompente contenga tracce di immagini e memorie perdute, tuttavia ciò che ne emerge è la forma delle sue visioni interne, della geografia di una memoria lungamente sopita e ricca di umori personali. Questo ci induce a guardare le sue sculture sempre con occhi nuovi e stupiti per la forza espressiva con cui riescono a comunicare e per quella padronanza con cui si appropriano dello spazio e si vestono di luce. Un viaggio, un lungo e faticoso viaggio dell’io, quello intrapreso da Maurizio che si snoda attraverso un linguaggio artistico univoco, una poetica ragionata, intensa che affonda le radici nella geologia e nelle stratificazioni antiche della memoria alla ricerca delle origini stesse della vita.

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(Edoardo Maffeo)

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