Le “Tentazioni Sovversive” di Graziano Tinti


Immagine1La fascinazione visiva esercitata della luce come strumento di rivelazione dell’oggetto e del corpo consente a Graziano Tinti di creare qualcosa di inatteso. La sua pittura diventa infatti deposito temporaneo, fugace momento in un processo di trasformazione, l’attimo presente colto non come forma della realtà, ma come concetto ideale accuratamente registrato. L’artista dipinge direttamente di fronte ad esso, affinchè le pratiche dell’osservazione e della realizzazione tendano a coincidere. Attorno al soggetto tutto ruota: nella precarietà di un astratto fluttuare, nell’assenza di coordinate temporali definite, si delineano ambienti liquidi di colori puri. È una pittura tesa ma fluida, spontanea eppure ordinata, mantiene il controllo mentre lo abbandona, si appropria del soggetto, catturandone l’intimo mentre mantiene le distanze. E’ sempre intrisa di consapevolezza e permeata d’un garbo, a dir poco, sovversivo. (Edoardo Maffeo)

Graziano TINTI nasce a Castello d’Argile (Bologna) nel 1945 e si è formato presso la Scuola d’Arte di Bologna seguendo gli insegnamenti di Vasco Bendini e Pier Achille Cuniberti. Dopo gli anni londinesi durante i quali ha frequentato I’Art School of Kensington, negli anni Settanta ha completato la sua formazione nuovamente a Bologna, facendo riferimento all’atelier di incisione di Carlo e Sergio Leoni. L’incontro con il Realismo Oggettivo avvenuto con la mostra milanese (Iperrealismo americano e Realismo europeo del 1971) ha arricchito le componenti della sua ricerca pittorica, già ampia e variegata, prevalentemente orientata alle istanze della Nuova Oggettività Tedesca e strettamente legata all’arte del passato, alla lezione di Giovanni Bellini, Caravaggio, Vermeer. Dal 1978 al 1990 è stato docente di Comunicazione Visiva a Milano e a Roma. Dal 1992 vive e lavora sulle colline piemontesi del lago Maggiore.

 

 

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