Musica classica e Opera

Il Canto degli Italiani

In questi giorni di isolamento forzato, mentre il mondo è messo a dura prova dalla nuova pandemia, tutti noi cerchiamo di riempire le giornate, dedicandoci ad attività a cui spesso la frenesia delle nostre vite ci costringe a rinunciare: riscoprire il piacere di ascoltare consapevolmente buona musica è una di queste belle occupazioni. Anche i più grandi teatri del pianeta, nel periodo di chiusura, si sono attivati per offrire la possibilità di collegarci in streaming ai loro canali Youtube e di assistere comodamente sul divano di casa a concerti e opere; ci possiamo immergere nei bellissimi allestimenti del Festival Verdi di Parma, delle stagioni operistiche e concertistiche del Gran Teatro La Fenice di Venezia, del Teatro Massimo di Palermo, della Bayerische Staatsoper di Monaco e di molti altri enti lirico-sinfonici.

La privazione dei contatti sociali e della condivisione della nostra vita con gli altri, fatto innato nella nostra tradizione culturale, ci sta facendo anche riscoprire quell’identità nazionale e quel senso di appartenenza alla Patria, che forse erano da tempo un po’ sopiti; in un momento di grande sofferenza e difficoltà, sentire le voci e gli strumenti musicali che intonano dai balconi l’Inno della Repubblica, suscita in tutti noi un grande senso di unione e solidarietà.

Vorrei proprio condurre una riflessione musicale sul nostro Inno nazionale, il Canto degli Italiani, tanto amato quanto “bistrattato” nel corso della Storia.

A partire dal 1847 e per tutto il XX Secolo, Fratelli d’Italia fu il canto patriottico più diffuso e il perfetto connubio tra testo e musica lo resero il vero Inno del Risorgimento. Dobbiamo al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi una riscoperta del nostro Inno nazionale; nonostante ció ancora oggi rimane una pagina musicale poco conosciuta ed eseguita “male”, per lo più come un canto di piazza, affidato all’improvvisazione e a una debole esecuzione a mo’ di marcetta.

Perché Inno nazionale? Il termine Inno ci rimanda a un genere musicale tipico delle composizioni sacre, infatti un inno patriottico è carico di quella stessa tensione con cui gli animi oranti si rivolgono a Dio. Nazionale perché è il canto di un popolo unito, di una comunità che vive in un proprio territorio ed è caratterizzata dalla propria lingua e dalla propria storia.

Giuseppe Verdi (1813 – 1901) fu per primo invitato da Giuseppe Mazzini (1805 – 1872) a comporre un inno militare, su testo di Goffredo Mameli (1827 – 1849), che era candidato a diventare l’inno nazionale italiano; il canto, composto a Parigi nel 1848 con il titolo di Inno popolare,  non fu accolto con entusiasmo, non tanto per l’inefficacia tecnica della musica o del testo,  quanto per l’incapacità di accendere gli animi popolari e di creare quella tensione, di cui si diceva in precedenza. Questo il testo della prima strofa del clamoroso fiasco, che non riuscì a innescare la miccia emotiva delle folle:

Suona la tromba, ondeggiano le insegne gialle e nere: / Fuoco! per Dio, sui barbari, sulle vendute schiere. / Già ferve la battaglia, al Dio dei forti osanna! / Le bajonette in canna, è l’ora del pugnar. / Nè deporrem la spada, finchè sia schiavo un angolo / Dell’itala contrada: finchè non sia l’Italia / Una dall’Alpi al Mar.

Il Canto degli Italiani è per tutti l’Inno di Mameli: Goffredo Mameli è infatti l’autore dell’ispirato testo, mentre Michele Novaro (1818-1885) è l’autore della riuscita musica. Novaro era un giovane musicista, uomo di teatro, che a Torino dirigeva i cori del Teatro Regio e del Teatro Carignano. Nel 1847, Mameli gli inviò il testo del suo nuovo inno, ispirato alla Rivoluzione francese e alla Marsigliese; i versi furono scritti in occasione di una delle tante manifestazioni patriottiche, che si tennero a Genova tra l’estate e l’autunno del 1847, in favore della concessione delle riforme civili. Chiuso nella casa del patriota Lorenzo Valerio, di cui era ospite a Torino, Novaro scrisse la musica dell’inno che si rifà al genere operistico della cabaletta (“La donna è mobile” o “Di quella pira”, per intenderci). La partitura si apre con un Allegro marziale: squilli di tromba richiamano l’attenzione del popolo che ascolta e sembrano dire che qualcosa di importante sta per accadere; dopo otto battute di introduzione, ecco l’annuncio: “Fratelli d’Italia! L’Italia s’è desta!”.  Novaro indica in partitura Forte con molta energia, perché questo annuncio deve giungere proprio come un tonfo, che fa balzare la folla e la lascia quasi senza fiato. Dopo l’annuncio si passa, con un’efficace modulazione tonale, all’Allegro mosso del ritornello: a bassa voce (e così andrebbe eseguito!!) il popolo, ancora incredulo per l’epocale annuncio, è quasi impaurito dall’idea del dover combattere (“Stringiamci a coorte! Siam pronti alla morte”), ma arriva la svolta; in un crescendo, la voce degli italiani si fa più forte, il ritmo accelera quasi a rompere tutte le incertezze e prorompe nel potente grido Sì!, che suggella il giuramento. Il Sì! non compare nel manoscritto originale di Mameli e per molto tempo non fu più eseguito; Novaro lo aggiunse con la precisa funzione narrativa di far pronunciare con impeto e passione al popolo la sua piena convinzione di appartenenza all’Unità nazionale.

Novaro propose anche altri cambiamenti al testo di Mameli: ad esempio l’incipit originale era “Evviva l’Italia” e non “Fratelli d’Italia”. Le strofe dell’inno sono sei, ne esisteva un’ultima tutta dedicata alle donne d’Italia, che Mameli stesso censurò prima dell’uscita ufficiale del testo, probabilmente perchè gli apparve troppo leggera. La settima strofa recitava:

Tessete o fanciulle / bandiere e coccarde / fan l’alme gagliarde / l’invito d’amor.

Il Canto degli Italiani, eseguito per la prima volta a Genova il 10 dicembre 1847, fu reso Inno ufficiale della Nazione solo nel 2017 con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge nº 181 del 4 dicembre 2017, avente titolo Riconoscimento del “Canto degli italiani” di Goffredo Mameli quale inno nazionale della Repubblica.

Vi propongo l’ascolto della versione integrale – eseguita molto poco purtroppo – e vi invito a rileggere, a ritrovare e a meditare anche nelle strofe meno conosciute, la nostra Storia nazionale.

Per un approfondimento e un’analisi accurata, suggerisco la pubblicazione L’Inno di Michele D’Andrea – Azzurra Music srl (2017).