Giuda, di Amos Oz


giuda

L’autore è certamente uno dei più versatili scrittori israeliani.
Ha pubblicato libri per ragazzi; romanzi di politica e amore; saggi storici e migliaia di articoli per giornali di tutto il mondo.
“Giuda”.
E’ il titolo dell’ultima fatica letteraria di Amos Oz.
Attenzione cari amici, qui il cannocchiale è rovesciato e l’Iscariota beneficia di una riabilitazione postuma.
Non ha tradito, ha baciato per affetto e i trenta denari della storia sono una menzogna.
Gesù lo considera molto – se può servire, dei dodici è il più acculturato – e poi, Giuda sta già bene di suo e non si vende per l’equivalente di una giornata di lavoro nei campi!
A questo punto mi preme una considerazione che esula dal romanzo, e riguarda la tradizione cristiana: se le cose devono andare nel verso dei Vangeli canonici, qualcuno, per forza, deve fare il lavoro sporco affinché le scritture si adempiano.
Dunque, al cospetto di una situazione di determinismo, dov’è la colpa?
Chiudo la parentesi e riprendo il solco del racconto.
E la tragica fine, appeso penzolone a un ramo?
Nient’altro che il rimorso per aver creduto più lui nella natura divina di Gesù, che il Nazareno stesso.
Giuda è fermamente convinto che il suo amico-maestro si staccherà dalla croce prima di esalare l’ultimo respiro!
Invece …
C’è qualcosa però, di ancor più sconvolgente, intimo e umano: emerge un legame di profonda amicizia tra i due, che scuoterà ognuno di noi.
Chi altri mette in scena Amos Oz?
Un ex studente deluso in amore, che abbandona anche la sua amata ricerca incentrata su: “Gesù visto dagli ebrei” – vedi paziente lettore che adesso tante cose si chiariscono!
C’è la politica; le divergenti valutazioni sulle scelte effettuate da Ben Gurion; una grande casa posta ai margini della città, dove vivono misteriosi personaggi, capaci a modo loro, di irretire Shemuel Asch, il giovane ricercatore che, assunto per una singolare incombenza, pagina dopo pagina si innamora di una donna fatale quanto misteriosa, che si aggira in maniera carsica tra le stanze e la mansarda.
Siamo alla fine del 1959 e Gerusalemme porta ancora le cicatrici della guerra di dieci anni prima.
E si vede.
Ritorna l’eco dei presunti tradimenti – come poteva essere diversamente con un titolo così? -, si inventano storie e delazioni capaci di annientare la volontà del “nemico” di turno (sempre visto in combutta con il mondo arabo!), per relegarlo e lasciarlo macerare poi nel più assoluto e disumano degli isolamenti.
Si muore anche di emarginazione, come accade a un personaggio di fantasia prestato alla scena politica; un altro invece, è passato per le armi.
Adesso, chi volesse dipanare la matassa del mistero doloroso che avvolge il romanzo, lo potrebbe fare a una condizione: cercando il responso racchiuso nel concetto di tradimento riportato nei vangeli gnostici.
Coraggio amici, proviamo a cambiarci d’abito mentale, il passaggio è obbligato, ma credetemi, ne vale lo sforzo.
Povero Giuda, che nomea s’è fatta!
Quella di traditore per antonomasia, ma sarà poi tutto vero?
Il dubbio è il motore della Storia e della ricerca scientifica.

Marco Feccia

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