E tempo per,  E' tempo per (cinema teatro libri)

E’ tempo per… viaggiare contromano.

“Sì viaggiare”, invitava Lucio Battisti nella omonima e celebre canzone del 1977. Cari amici, sarà la pioggia che incessantemente batte ai vetri della finestra in questo strano novembre, ma mai come in questo periodo, che mi obbliga a rimanere in casa, mi sono ritrovata a “viaggiare” con la mente. Vi devo confessare che il calore e l’intimità della casa, il rumore delle fusa di Giuliano e la loro vibrazione sulle mie ginocchia, una bevanda calda tra le mani sono elementi per me confortanti e, anche per un’indole “zitella” come la mia, romantici. Mi sento al sicuro, in una spazio tutto mio, in cui posso conoscermi meglio ed affrontare il silenzio, compagno prezioso se non lo si teme. In una di queste giornate, ho proprio riflettuto sulla cosiddetta “banalità” delle piccole cose. Giornali, programmi tv, canali social ci stimolano a un continuo cambiamento, sulla stregua anche delle innovazioni tecnologiche che, lo sappiamo bene, triplicano il tempo e per questo ci ritroviamo, spesso inconsapevolmente, a gareggiare in una corsa il cui traguardo viene continaumente procrastinato. In tutto questo “movimento”, fermarsi risulta inefficace, inutile, addirittura dannoso: piuttosto occorrerebbe trovare dei mezzi alternativi per correre più veloci! Mi chiedo però se questo sia davvero necessario. Soffermarsi a valutare quelle “piccole cose” che il poeta Gozzano definiva malinconicamente di “pessimo gusto”, se equiparate alle grandi tendenze della società, non contribuisce forse a comprendere meglio non solo noi stessi, ma anche il mondo che ci circonda? Non ci darebbe la forza per proseguire, sì, la corsa del mondo, ma con la consapevolezza di quello che siamo, senza il rischio -terribile ed assai frequente- di confonderci tra una folle informe di corridori? Credo che a volte bisognerebbe acquisire una visione più allargata sulla nostra vita per coglierne la bellezza globale, ma anche i punti in cui la pittura appare più debole e bisognosa di una ripassata. O forse no. Forse, semplicemente, occorre fare i conti con le debolezze e le criticità e lasciare che esse coesistano assieme a tutto il resto. Anche loro fanno parte del capolavoro. E’ quello che ad un certo punto pensano Ella e John, protagonisti di un romanzo (In viaggio contromano, di Michael Zadoorian, edito da Marcos Y Marcos) che ho letto qualche tempo fa e che più volte mi è tornato alla mente in queste riflessioni di metà novembre. Ella ha trascorso tutta la sua vita a fare quello che gli altri si aspettavano da lei: andare a scuola, lavorare, sposarsi, fare figli, essere una nonna presente. Allo stesso modo John, suo marito, si è sempre occupato del benessere della sua famiglia, lasciando prevalentamente alla moglie la cura delle questioni domestiche. Insomma, una vita normale. Ma normale per chi? Arrivati ormai ad una certa età, Ella deve imbottirsi di medicine che le permettono (?) di far fronte alle continue ricadute del cancro che, lentamente -forse troppo- sta distruggendo il suo corpo; John non lo sa, ma l’alzheimer sta prendendo il suo posto e, giorno dopo giorno, perde parte di sè. Il quadro appare terribile: se Ella si fermasse a guardare tutti i particolari -cosa che la invitano a fare i dottori e i figli, preoccupati per lei e il marito- cadrebbe sconfortata. Ma Ella guarda con attenzione tutto l’insieme e capisce che quella che credeva essere una vita appena ordinaria, poteva diventare all’improvviso straordinaria, se si fosse privata degli obblighi imposti, ovviamente in compagnia del suo John. E così , di nascosto da tutti, i due partono sul loro malconcio e datato camper, il Leisure Seeker (titolo originale del testo) con l’obiettivo di attraversare l’America da Est a Ovest, lungo la mitica Route 66, direzione: Disneyland. Niente cellulare, pochi -essenziali- farmaci: solo Ella e John. I due, come dice il testo, “formano una persona intera” e durante il loro folle viaggio, ricco di avventure e imprese non volute ma affrontate, ritrovano quelle “piccole cose” che erano state nel corso degli anni etichettate come banali ed oridinarie, ma che ora si riscoprono essere i pilastri del loro essere. E poco importa la loro condizione ora che le hanno riscoperte. Zadoorian ha il merito di trasportare questa riflessione tra le pagine, sfruttando una scrittura semplice ed immediata e scorci narrativi che ti fanno scordare se stessi piangendo per il ridere o per la commozione. Oltre quindi al suggerimento letterario, amici, vorrei davvero condividere con voi l’invito a fermarci per un attimo dalla folle corsa del nostro tempo ed ammirare il nostro quadro d’insieme, stupendoci per i punti forza ed accettando quelli deboli, perchè entrambi fanno parte di noi. Forse non arriveremo primi al traguardo, ma saremo in buona compagnia di noi stessi.

Buona corsa!

Paola

p.s. Per quanti prediligano la pellicola alla pagina stampata (io le consiglio entrambe!), il regista Paolo Virzì ha tratto dal libro il film Ella&John, acclamato alla Biennale di Venezia nel 2018. Il cast parla da solo: Helen Mirren e Donald Sutherland. Una garanzia!