DERIO MAZZOLI (1936-2013) – Semplicemente … Pittura!


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Ci sono artisti schivi che amano lavorare con semplicità e discrezione, lontano dai clamori e refrattari alle autopromozioni. La storia della pittura vigevanese è ricca di questi esempi, Casimiro Ottone e Anna Bocca, tanto per citare i primi nomi che mi vengono in mente. Ecco, per carattere, Derio Mazzoli apparteneva a questa genia di artisti propensi piuttosto alla solitudine operosa ed all’umile dignità del silenzio che alla notorietà a tutti i costi. La sua storia artistica nasce in età poco più che adolescenziale, con i primi disegni, le prime tempere, la scoperta di indubbie doti degne di essere coltivate. Negli anni ’50 frequenta Piero Maccaferri, uno dei numi tutelari dell’arte figurativa lomellina di quegli anni, che spalanca nuovi orizzonti al suo universo artistico. Poi, mentre la professione che si è scelto lo avvicina al mondo della scultura dove si affida alle lezioni del candiese Narciso Cassino, negli anni settanta inizia a frequentare la Scuola  dell’Istituto Roncalli. E’ un periodo intenso di formazione, quello in cui nascono ad esempio numerose Nature morte e Studi di paesaggio, ma anche quello della vicinanza con Oronzo Mastro che lo incoraggia ad avventurarsi con determinazione lungo percorsi di esplorazione e di ricerca personale. Nel corso degli anni successivi la sua tecnica si affina;  accantonata – ma non del tutto – la figurazione tradizionale, le immagini ed il paesaggio si spezzano e si ricompongono come toccati da una luce che ora li riduce a forme affioranti dalla memoria ora li schiarisce e li determina con esattezza.

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La tavolozza si arricchisce di inesplorate densità tonali, dapprima fredde e luminescenti come nella serie delle Grazie e poi cromaticamente esplosive e dense di saturazioni luminose come nella tele dedicate al Ticino. Incontri con altri artisti, come quello con Angelo Magnani, gli offrono nuovi stimoli, gli suggeriscono altre strade: le linee si ricompongono ed il segno si ammorbidisce, la sostanza si ammanta di illusione, le persone e le cose smarriscono concretezza mentre le emozioni sembrano dilatarsi oltre i confini della tela.

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Nasce la serie delle Donne, figure evocative immerse in uno spazio cromatico informale senza luogo e tempo, privo di parole ma vivo e reale. Da qui il deciso e decisivo passo verso l’espressione totalmente informale è breve. Nelle opere degli ultimi anni Derio Mazzoli non dipinge per il solo gusto di assecondare la fantasia e neppure sotto la spinta di un’improvvisa e fragile intuizione emotiva diretta. Da artista di temperamento quale è, dipinge con la gioia di saper ricavare immagini vitali, riportando le emozioni provate nel saper guardare meditando e, soprattutto, interpretando. In questo suo ostinato esercizio del vedere, si percepisce quasi l’ansia, la sofferenza e insieme la felicità di poter rendere con estrema precisione e chiarezza un aspetto invisibile del suo visibile. Insomma, lo sguardo acuto di Derio ha attraversato più di mezzo secolo di fermenti d’arte: da qualcuno di questi s’è lasciato sfiorare, da qualche altro s’è fatto un po’ contaminare, con tutti si è confrontato ma da nessuno si è lasciato corrompere. E’ questo uno degli aspetti straordinari della sua pittura, complessa ma accessibile, sempre viva e, nel suo divenire, sempre diversa, in grado di indicare i nuovi traguardi.

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Cos’è l’immagine dipinta? Una riproduzione fedele della realtà visiva, una rappresentazione mimetica, la trascrizione di un flusso di immagini mentali, la pura registrazione di un gesto pittorico, la costruzione geometrica e cromatica di sottili equilibri percettivi? Ecco, ostinatamente lui non si è mai risparmiato di indagare ciascuna di queste possibili risposte, anche tutte quelle che qui non abbiamo raccontato. Ha percorso con coerente impegno ed onestà intellettuale le sue originali vie di ricerca che lo hanno condotto ad esiti creativi di grande qualità e rigore. Ci ha offerto il suo “sentire” le cose e la vita andando spesso oltre le apparenze visive; ha sempre sorretto la struttura compositiva con ritmi cromatici e lineari densi di pasta pittorica, apprezzando la corposità, i grumi di colore ed i punti di tensione, amando dunque anche la fisicità dell’opera. Non una pittura semplice ma, semplicemente, Pittura.

(Edoardo Maffeo)

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