Le stagioni della musica e della poesia


Stagioni musica e poesia loc. 2

La Bibblioteca di Valle Lomellina Presenta
” Le stagioni della musica e della poesia ”

Musica, maestri!
La stagione culturale 2016 della biblioteca “Giuseppe Marucchi” e dell’Amministrazione Comunale di Valle Lomellina, prosegue all’insegna della grande melodia.
Sabato 19 marzo alle ore 21,15, nella sala polifunzionale “Alessandro Savini” in Corte Granda, l’appuntamento è con il quartetto Telemann, formato da Roberto Manzini, pianoforte; Luca Fogarolo, contrabbasso; Maurizio e Matteo Terzaghi, flauto.
I musicisti lomellini, oltre all’attività concertistica in Italia e all’estero, si dedicano alla ricerca in campo musicologico e svolgono importanti e diversificate attività didattiche, senza per questo tralasciare i corsi di perfezionamento con strumentisti di fama internazionale.
“Le stagioni della musica e della poesia” è il titolo del concerto in cartellone, che prefigura un viaggio affascinante tra le suggestioni del pentagramma in compagnia del quartetto Telemann, attraverso un percorso di oltre due secoli di storia.
Il primo incontro sarà con Antonio Vivaldi (1678-1741), di cui ascolteremo un concerto, preludio ad un commento incentrato sulla poesia e la musica. Vivaldi fu tra i primi musicisti a collegare la musica strumentale alla poesia, basti pensare ai brevi sonetti che si trovano nella partitura delle celebri Stagioni.
Il viaggio nelle diverse espressioni della musica, terminerà con le partiture di Georg Philipp Telemann (1681-1767), compositore e organista tedesco dell’epoca barocca, contemporaneo di Bach e Haendel, cui lo legava una profonda amicizia. La musica Barocca, a conclusione della serata, per sottolineare che qualsiasi capolavoro musicale può valorizzare una composizione poetica scritta in qualsiasi epoca.
Le tappe intermedie di questa fantasia di note, punti e contrappunti, ci faranno conoscere il parigino Jacques Ibert (1890-1962), un tradizionalista legato alla forma, alla chiarezza e all’eleganza stilistica. Scrisse opere, operette, balletti, musica da camera, ma è ricordato anche per le colonne sonore per film, come il Macbeth di Orson Welles.
E adesso Gabriel Urbain Faurè (1845-1924) compositore e organista francese, considerato il maestro della melodia d’oltralpe. Con Debussy , Ravel e Saens è uno dei grandi musicisti in riva alla Senna a cavallo tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo.
Cambiamo spartito e troviamo un noto violoncellista e compositore, Gaetano Braga (1829-1907), acclamato in Italia e in Europa. Ragazzo prodigio, a 14 anni era già primo violoncello alle pubbliche accademie che si tenevano nel teatrino annesso alla Scuola Musicale Napoletana.
Scorre il pentagramma e fa capolino tra le note George Bizet (1838-1875), genio parigino che occupa un posto particolare tra i musicisti dell’Ottocento. Autore della celeberrima Carmen, opera lirica che entusiasmò anche il filosofo Nietzsche.
E’ la volta dello statunitense Scott Joplin (1867-1917) con il ragtime (letteralmente ”tempo stracciato”) , genere musicale che nasce nei quartieri di Saint Louis e News Orleans tra ‘800 e ‘900. Eseguito prevalentemente al pianoforte e caratterizzato da un ritmo sincopato, ha portato alla nascita del Jazz.
Veniamo ancora all’Italia e incontriamo Amilcare Ponchielli (1834-1886), autore dell’Ottocento operistico. Si confrontò con l’opera europea proponendo un genere di melodramma basato sul canto, secondo il modello italiano, ma capace di metabolizzare gli influssi della musica francese e tedesca.
Che dire di Camille Saint-Saens (1835-1921), considerato come il compositore più tedesco di tutti i musicisti francesi per la sua abilità nell’elaborazione tematica? Per la Danza macabra, l’autore trovò ispirazione nel poemetto grottesco di Henri Cazalis, che sulla rinomata ballata di Goethe aveva creato una scena parodistica in cui la morte suonava il violino in un cimitero.
Così, prima di concludere il concerto con G.P.Telemann, autore che ha ispirato il nome del quartetto, facciamo la conoscenza con una canzone del genere tradizionale americano, Schenandoah, ballata, che ha avuto origine nel XIX secolo tra i commercianti canadesi e americani che navigavano lungo il fiume Missouri in canoa.
La melodia si diffuse soprattutto anche grazie ai canti dei marinai di quell’epoca.
Prima di ogni sonata, Luca Fogarolo contestualizzerà l’autore e il brano per favorire una migliore comprensione storica e musicale della serata in calendario sabato 19 marzo. Serata che non prevede solo musica, ma come recita il titolo, uno sguardo anche alla poesia, quella di Don Alberto Fassoli, oggi guida della parrocchia Beata Vergine Immacolata di Vigevano.
Nel corso del concerto, abbineremo vari compositori di diversa estrazione musicale ai componimenti del sacerdote, creando così una colonna sonora alle brevi liriche, per suscitare momenti di riflessione comune.
La sua opera, di alto profilo letterario, richiede una attenta lettura e una particolare tensione d’ascolto.
Richiama alla mente il Montale delle Occasioni, i cui testi sono definiti dall’autore premio Nobel per la letteratura, “un frutto che dovesse contenere i suoi motivi senza rivelarli, senza spiattellarli”.
Di molte composizioni poetiche di Don Fassoli – che lui stesso leggerà tra un brano musicale e l’altro – non conosciamo il “motivo ispiratore”, l’occasione, di montaliana memoria; ma nel volgere di pochi versi siamo spinti a penetrare all’interno di un mistero creativo che si lascia avvicinare solo di striscio, e che si sostanzia sulla pagina in una serie di immagini, caratterizzate da un accostamento mai banale di termini in formule ad alta densità evocativa, a partire dal titolo della raccolta “Tra la nuca e l’incontro” (edizione Lomellibro di Elena Signorelli, Zeme).
Ascoltiamo Don Fassoli:” Si tratta di liriche composte a partire dagli anni del liceo, quando, grazie al giovane insegnante Cesare Repossi, ho imparato l’arte della poesia, seguiti dagli anni romani, quando mi trovavo a Roma per gli studi di perfezionamento in teologia dogmatica, e dagli anni della maturità umana e spirituale”.
La ragione che sottende a tutta la sua produzione poetica è il rapporto verso “l’altro”; e qui, l’autore, prima di ogni lettura ci renderà partecipi delle profonde motivazioni che hanno destato nel suo animo la dolce forza di tradurre in alta poesia le sensazioni dello spirito.
E quando il lirismo poetico declina il linguaggio religioso, i concetti che scaturiscono sono felicemente ben costruiti, pregnanti e non scivolano mai sul crinale della religiosità: ovvero, il sostantivo prevale sempre sull’aggettivo.
Marco Feccia
Presidente della biblioteca

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