L’avventura di un povero cristiano di Ignazio Silone.


libro mese gennaio

Valle Lomellina, 1 gennaio 2016

Anche lui, come il protagonista del suo romanzo, ha fatto il “Il gran rifiuto”, ma non per “viltà”: è uscito dal partito Comunista sbattendo la porta, pagando poi le conseguenze delle losche trame inventate per infangarlo e messe in campo con freddezza scientifica dal “Migliore”.

Di chi stiamo parlando?

Ignazio Silone, al secolo Primo Tranquilli (Pescina 1900 – Ginevra 1978), e della sua opera, una rara e preziosa gemma incastonata nel diadema della letteratura italiana: L’avventura d’un povero cristiano.

L’autore è l’uomo che ha dato di sé stesso questa coraggiosa definizione:” Un cristiano senza chiesa e un socialista senza partito”.

Uno spirito libero che si è opposto strenuamente, prima alla ferocia dell’assolutismo fascista, poi a quella del totalitarismo comunista: nell’una e nell’altra circostanza ha pagato di persona le scelte fatte a favore della dignità dell’”Uomo”, senza distinzione alcuna.

Il componimento narrativo, di adamantina espressione civile e intensa riflessione morale, squarcia, con la forza dolce della fede, le tenebre della delazione e dell’ipocrisia.

Il testo che propongo questo mese, scritto in forma teatrale, porta a termine il percorso letterario di Silone, dove emerge in tutta la sua mirabile costruzione intellettuale il martoriato rapporto tra l’individuo e la Chiesa, tratto distintivo dell’intera produzione artistica dell’autore abruzzese.

Il personaggio che incarna il dramma esistenziale è Papa Celestino V.

Ma facciamo un passo indietro.

Pietro Angelerio (in provincia di Terra di Lavoro 1209 (1215?) – Fumone 1296), l’eremita del Morrone, sale al soglio pontificio per necessità: bisogna dirimere l’incresciosa controversia sorta nel conclave di Perugia del 1294 tra gli Orsini e i Colonna.

A elezione avvenuta, la città di Sulmona esulta al cospetto di un vicario di Cristo che ama gli umili e i poveri, perché anche lui è uno di loro.

Ben presto però, le ombre lunghe della curia romana si stendono su Celestino V – uomo autenticamente cristiano – e delineano la spietata efferatezza degli intrighi, le lotte intestine e la continua ricerca del potere in nome del quale avviene tanto spargimento di sangue.

Il frate divenuto Papa comprende che la sua aspirazione di riportare la Chiesa sulla via del Vangelo nulla può contro la teocrazia medievale impersonata dal cardinal Caetani, il despota che gli succederà con il nome di Bonifazio VIII e poi lo farà incarcerare nel suo castello di Fumone, in Ciociaria, dove morirà il 19 maggio 1296.

La sconfitta di Celestino V è anche quella di uomini come Silone e tanti altri che si sono battuti con le loro terse coscienze in una strenua difesa della luce contro la profonda oscurità del dispotismo, e in ogni tempo hanno condotto un’autentica lotta contro il potere malvagio fine a sé medesimo.

Sembrano battaglie perse in partenza, ma al cospetto dei liberi spiriti niente prevale, dunque, il monaco abruzzese emerge in tutto il suo splendore e risulta diverso da quello consegnatoci da Dante nella Divina Commedia, immortalato con il celebre verso “Vidi e conobbi l’ombra di colui/Che fece per viltà il gran rifiuto”.

Il “nostro” non è un ignavo, non merita di essere relegato nell’Antinferno tra coloro “Che visser senza infamia e senza lodo”, non facendo propriamente il male, ma nemmeno operando il bene.

A modo suo Pietro Angelerio, ritornato ad essere l’eremita del Morrone, è stato un rivoluzionario che ha ripreso l’insegnamento di San Francesco, morto da alcuni decenni, denunciando a gran voce il putridume della Chiesa temporale: affaristica e compromessa con le lusinghe del mondo che, in virtù di una gerarchia immorale e corrotta, ha relegato nell’ombra quell’altra, preposta per mandato Divino a proclamare il Verbo di Cristo.

A questo punto, cari amici, è evidente che la vita dell’autore e del protagonista del romanzo corrono su binari paralleli, e la eco dei loro gesti è di sorprendente attualità.

Le vicende narrate ne L’avventura d’un povero cristiano durano lo spazio di circa un anno, dal maggio 1294, allo stesso mese del ’95, e vedono, oltre al protagonista frate Pietro e il suo antagonista cardinale Caetani, una moltitudine di altri personaggi che è bene indicare solo velatamente.

Una precisazione è doverosa: questi ultimi non sono semplici comparse prive di luce teatrale, ma svolgono invece importanti ruoli capaci di accrescere la statura scenica dei protagonisti; con Silone non c’è mai nulla di superfluo.

Solo alcuni comprimari, come promesso: monaci e fraticelli, il Cerbicca, il segretario papale, il tessitore Matteo da Pratola e la figlia Concetta, don …

Adesso lascio al lettore il gradevole compito di incontrarli, conoscerli, e perché no, intraprendere da questo angolo di Storia un percorso cognitivo per capire ancor meglio il travaglio della Chiesa di allora e di oggi.

Marco Feccia

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