La produzione musicale di Giovanni Paisiello


Il 5 giugno 1816 moriva a Napoli Giovanni Paisiello, uno dei più importanti compositori della fine del XVIII secolo.

Le novantaquattro opere di Paisiello conosciute abbondano di melodie, la cui bellezza leggiadra è tuttora apprezzata; ebbe ricca la vena dell’ironia e del patetico: l’una era capace di compiaciuta corrosività popolaresca, mirante specialmente allo spasso, e anche di arguzia sottilmente aristocratica; l’altra di interpretazioni squisite e toccanti. Nitida è nei suoi lavori migliori la caratterizzazione dei personaggi e quindi la vita drammatica.

La sua produzione sacra è molto ampia: otto messe (tra cui la Messa di Natale per la cappella di Napoleone, e la solenne Messa da requiem), cantate, oratori e numerosi lavori meno noti.

La Missa Defunctorum è una partitura ampia e imponente, e conferma come Paisiello fosse uno dei protagonisti più originali di una fase storica in cui anche a Napoli la tradizione gloriosa dell’opera e della musica liturgica si apriva a una classicità severa e vigorosa. Questa Messa di Requiem fu eseguita 100 anni fa a Taranto in occasione dei 100 anni dalla morte di Paisiello e qualche anno fa, a Salisburgo con grande successo dal Direttore Riccardo Muti. Nel Bicentenario della morte del compositore, Riccardo Muti dirigerà nuovamente a Taranto l’intera Messa. Appassionate e sentite le parole con cui il Maestro descrive l’orchestrazione e la struttura armonica dell’opera composta nel 1789 per i Borbone ed ampliata nel 1799, per dedicarla alla memoria di Pio VI morto in esilio. L’opera è composta da una sinfonia iniziale e ben quattro Responsori finali tra coro, solisti ed orchestra e sono sorprendenti le annotazioni del maestro Muti relative alle tradizioni meridionali. Scrive Muti, parlando della Sinfonia iniziale: “L’attacco dell’orchestra è improvviso e solenne. E’ chiaramente il movimento iniziale di una banda che accompagna una processione nei paesi dell’Italia del Sud. Ed allora eccomi anch’io lì, la sera del venerdì Santo, quando si spengono le luci sul porto di Molfetta e i piedi di Cristo Morto spuntano dalla porta della Chiesa d S. Antonio illuminati da due candelabri….. Vedo i piedi bucati dai chiodi, la banda che attacca a suonare lentamente, quasi nell’oscurità. In questa Messa …di Paisiello, riscopro me stesso, avendo due secoli dopo le stesse radici culturali di Paisiello e non essendo cambiate le cose nel popolo in termini di abitudini, tradizioni, manifestazione del dolore attraverso la musica”.

Paisiello compose anche Viva Ferdinando il re, adottato nel 1816 come inno nazionale del Regno delle Due Sicilie.

Nacque a Taranto il 9 maggio 1740 e studiò al conservatorio di S. Onofrio di Napoli, dove fu assistente di Francesco Durante.

Scrisse in quegli anni tre intermezzi per il teatro del conservatorio: uno di questi riscosse una fame tanto grande da consentire al musicista di comporre tre opere per lo Stato Pontificio.

Nel 1772, Paisiello fu incarcerato per il rifiuto di sposare Cecilia Pallini; rilasciato dopo breve tempo, acconsentì alle nozze, che furono tutto sommato felici.

Nel 1776 ricevette ed accettò l’invito della zarina Caterina II di Russia di ricoprire la carica di maestro di cappella per tre anni. Il 30 aprile 1781, il successo qui ottenuto fece sì che gli venisse rinnovato il contratto per altri quattro anni. Tra le opere scritte in questo periodo spiccano La serva padrona, Il barbiere di Siviglia e Il mondo della luna.

Nel 1783, di nuovo a Napoli, rappresentò Il Re Teodoro in Venezia e fu scelto come maestro di cappella e compositore alla corte di Ferdinando IV; compose poi La bella molinara e Nina o la pazza per amore, opera di carattere elegiaco che ottenne un grande e duraturo successo.

Dopo il 1790 coltivò soprattutto l’opera seria. Scoppiata la rivoluzione del 1799, gli si fece colpa di aver abbandonato la corte e simpatizzato per la repubblica e nel 1802 si recò a Parigi su richiesta di Napoleone: qui compose Proserpina, dedicata proprio a Napoleone.

Richiamato a Napoli, riprese servizio a corte, ottenendo anche altri uffici.

Nel 1815 la morte della moglie lo colpì duramente; la sua salute si guastò con rapidità, e la sua gelosia nei confronti della popolarità altrui era una fonte di preoccupazione continua.

Al ritorno dei Borboni al governo di Napoli, Paisiello, la cui carriera era compromessa dal successo goduto presso i Bonaparte e dalla difficoltà ad adeguarsi al mutato gusto musicale, vide la sua fama declinare irrimediabilmente.

Forse la più conosciuta tra le sue arie è “Nel cor più non mi sento” da La bella molinara, immortalata anche nelle variazioni di Beethoven e interpretata da alcune delle più grandi voci della storia.

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